18 Giugno 2021

I REPARTI

La Decima Flottiglia MAS ha, di fatto, avuto due anime, due contesti che, in ragione del mutamento delle condizioni geo-politico-militari, hanno fatto fronte alla cogente evoluzione strategica e alla minaccia nemica. C’è chi dice, come l’Ammiraglio Gino Birindelli nella intervista riportata in questo sito, che ci sia stata una “Decima Regia” seguita da una “Decima Repubblicana”. Ciò è vero ma non rappresenta appieno l’evoluzione che la Flottiglia dovette necessariamente subire. Indubbiamente l’8 settembre del 1943, con le sue nefaste conseguenze e le bugie regali ad esso collegate, ha avuto un ruolo da protagonista. Ma, facendo riferimento ai Reparti della Decima, prima e dopo questa data, è possibile evidenziare che la Flottiglia antecedente alla resa dei Savoia al nemico sia un reparto con evidente ed univoca vocazione marinara e i suoi obiettivi e campi d’azione appartengono al puro contesto navale. Nella seconda fase, la Decima per oggettive costrizioni e contesti, che per la nazione sono apertamente sfavorevoli, per una indiscussa indisponibilità di navigli e di specifici sistemi d’arma, a fronte di un più che cospicuo afflusso di volontari e patrioti votati alla difesa dell’onore, deve vocarsi alla dimensione terrestre costituendo unità di fanteria e di armi d’accompagnamento per la difesa del territorio nazionale, specie a contrastare l’invasione degli sbarchi alleati e a fronteggiare l’invasione delle truppe titine e dei partigiani comunisti ad esse vocate, nei territori dell’estremo nord-est, della Venezia-Giulia. Ecco perché, di seguito, presenteremo i vari reparti della Flottiglia ripartiti in queste due fasi di vita operativa secondo il loro schema organico.


 

ORGANIGRAMMI

Pre 8 settembre 1943

Iniziamo questa analisi (periodo 1936-1943) tenendo ben in mente che si va ad analizzare un reparto segreto, utilizzante nomi di copertura, come sappiamo e con decentralizzazioni logistiche anch’esse coperte dalla dovuta riservatezza militare. Inoltre, l’essenzialità organica non richiedeva particolari strutture burocraticamente definite. Inizialmente la Flottiglia era un unico contesto marziale che vedeva incursori subacquei, sommergibili avvicinatori e barchini esplosivi, geograficamente decentrati ma accorpati organicamente.

L’embrione che nel marzo 1941 sarebbe diventato il reparto autonomo predisposto alla preparazione e all’impiego dei mezzi d’assalto della Regia Marina, con la denominazione di copertura “X Flottiglia Mas” era nato nel settembre 1935 come Sezione del 1° Gruppo Sommergibili agli ordini del C.F. Catalano Gonzaga di Cirella. Aveva sede presso gli stessi uffici di quel Comando Sommergibili che si affacciavano sulla prima darsena dell’Arsenale della Spezia.

Nel settembre 1938, sempre a La Spezia, si costituì la 1° Flottiglia Mas agli ordini del C.F. Aloisi che raggruppava 3 Squadriglie MAS (Motoscafo Armato SVAN) col compito di proseguire l’addestramento e la preparazione di uomini e mezzi con l’appoggio, per la parte tecnica, di MARIPERMAN, con sede a San Bartolomeo, sempre alla Spezia.

Dal “Nucleo Aloisi” molti furono i protagonisti delle prime operazioni di guerra. Il Comando poi passò al C.F. Mario Giorgini che, quando nel settembre 1940 venne catturato dal nemico durante l’operazione che vide coinvolto il Regio Sommergibile GONDAR, venne sostituito dal C.F. Moccagatta che, come noto, promosse il cambio di denominazione della Flottiglia da “MAS SPECIALE” a X FLOTTIGLIA MAS.

Dalla sua costituzione al marzo 1941, il Comando visse tutta una serie di evoluzioni organiche che sono culminato così come sono riportate nell’organigramma allegato e datato “marzo 1941”. Il Comando rimaneva presso l’Arsenale di Spezia, mentre il Reparto di Superficie si appoggiava alle infrastrutture del Balipedio Cottrau, posto all’estremità del golfo spezzino e quello Subacqueo si articolava sulla base occulta di addestramento di Bocca di Serchio e sulla Scuola Sommozzatori sita presso l’Accademia Navale di Livorno.

Poco dopo venne istituito un distaccamento del Reparto Subacqueo che si avvaleva per i soli fini addestrativi, del vecchio Nave San Marco, un vetusto Incrociatore trasformato in nave bersaglio radiocomandato e del Posamine Fasana entrambi alla fonda alla Spezia.

Dopo la sfortunata azione su Malta (denominata MALTA 2) del luglio 1941, il C.C. Borghese, già Comandante del Reparto Subacqueo della Flottiglia, assunse il Comando Interinale della X MAS, mentre il C.C. Todaro prese quello del Reparto di Superficie: tutto ciò a seguito della “decapitazione” dei Quadri occorsa durante tale “sfortunata” l’operazione. Poco dopo il C.F. Ernesto Sforza assume il Comando della X MAS, comando che conserverà sino al 1. Maggio.1943, sostituito dal Comandante Borghese, nel frattempo promosso C.F. per meriti di Guerra.

 

L’organizzazione della Flottiglia si era nel frattempo amplificata, così come riportato nell’allegato organigramma intitolato “settembre 1941”, senza tuttavia perdere quelle caratteristiche di semplicità e flessibilità che erano state poste alla base della sua creazione. Nonostante esistessero numerosi incarichi tabellari, il numero di Ufficiali “titolari” in tutto quel periodo non superò mai la decina di unità e molti di questi, a loro volta, erano anche operatori subacquei o dei barchini esplosivi.

Nel giugno 1941 si aggiunsero il Reparto Guastatori Subacquei, noto come Reparto Gamma, una Sezione “Naviglio Speciale” preposta allo sviluppo di nuovi mezzi, tra cui i mini-sommergibili Caproni CA, trasformato per l’occasione per operare con a bordo i Gamma.

Nel settembre 1942 il Comando della Flottiglia e quello dei Reparti e dei Servizi si traferiranno al Muggiano, sul lato orientale del golfo di Spezia, occupando anche l’idroscalo a suo tempo dismesso dalla Regia Aeronautica alcuni mesi prima e nelle prospicenze del silurificio San Bartolomeo, nonché le caserme delle scuole CREMM e i cantieri della Odero Terni Orlando.

Dalla sua costituzione sino al febbraio del 1942 la Flottiglia dipendeva direttamente dallo Stato Maggiore Marina, allora chiamato SUPERMARINA e solo dopo passò alle dipendenze del neo-costituito Ispettorato Generale dei MAS, GENERALMAS, con sede prima a Livorno e poi a Lerici. Tale organizzazione rimarrà inalterata ed in essere sino al settembre 1943.

Dopo la resa savoiarda, la Flottiglia mantenne la denominazione originale, col Comando formalmente al Muggiano, ma con l’Ufficio Comando, l’Ufficio Operazioni (CCAUXA) e l’ufficio Tecnico trasferiti a Milano, a mano a mano che l’attività marittima della Flottiglia affiancò progressivamente la formazione e l’impiego di grossi Reparti di Fanteria di Marina e Nuotatori Paracadutisti, che fecero scivolare sempre più l’impiego operativo verso la dimensione terrestre.

 

Post 8 settembre 1943

Come prefato in apertura, la struttura della Flottiglia assume sempre più una dimensione terrestre e, pertanto, adegua il proprio organigramma all’assetto tattico ed ai reparti che lo vanno a costituire. In breve, l’organigramma di seguito presentato esprime nel dettaglio date, unità e collocazione di tutte le unità che prendono corpo, anche sulla base delle evoluzioni geo-tattiche che, mano a mano, hanno luogo sul territorio nazionale. Unità che si distingueranno nei vari episodi bellici sino al termine delle ostilità per coraggio e alto senso dell’onore.


 

NAVALI

Come già anticipato queste unità hanno una spiccata e si potrebbe anche dire assoluta, vocazione navale. Essi rappresentano l’evoluzione tattico-operativa del contesto di guerra che la Nazione combatté sul mare, fronteggiando un prorompente e preponderante nemico, che si adeguò alle necessità marziali del momento storico sotto il profilo geostrategico. Vale quanto già detto in apertura nel merito delle due anime marziali che la Decima ha dovuto assumere per esprimersi al meglio sul campo di battaglia e dell’onore. Eccoli, quindi, nel dettaglio.

REPARTO MEZZI D’ASSALTO SUBACQUEI

SCUOLA  SOMMOZZATORI E REPARTO GUASTATORI SUBACQUEI

REPARTO MEZZI D’ASSALTO DI SUPERFICIE

LE ENCLAVE D’ASSALTO DEL REPARTO MEZZI SUBACQUEI ALL’ESTERO

REPARTO GAMMA LICIO VISINTINI

 

 

TERRESTRI

Dopo l’infamante e tragico 8 settembre 1943 e la conseguente fuga del re savoiardo e del suo codazzo di corte, come noto il Paese dovette affrontare il conseguente vuoto di potere esecutivo e legislativo e l’istinto di sopravvivenza, in tale marasma, spesso prevalse su tutto il resto.  Molti reduci hanno raccontato che, spesso, la scelta tra nord e sud fu fatta su una base puramente geografica, in base a dove provenivano le famiglie d’origine. E se questa soluzione, si direbbe basata sul piano famigliare e sociale, fu adottata da molti, alcuni invece seguirono il percorso dell’onore, il rispetto della parola data e la coerenza in primis verso sé stessi ed i propri ideali ed in secundis fu la giusta reazione verso chi l’aveva vigliaccamente abbandonata alla mercé degli invasori tutti.

La Decima, come racconta il Comandante nel suo diario -che è incentrato sul periodo 1943-1945- si riunì intorno al suo Condottiero e decise il suo destino futuro prossimo. Molti accettarono la paga anticipata che per i gradi più bassi era di Lire 2.000, il foglio di congedo e i relativi lasciapassare e cercarono di raggiungere casa.  Altri, pochi a dir la verità, scelsero di rimanere col proprio Comandante che aveva correttamente indicato, pur senza alcun obbligo verso i suoi sottoposti, la direzione da prendere. Venne stretto un accordo bilaterale tra il Comando Decima e le forze tedesche in Italia che stabiliva l’autonomia della Flottiglia, il mantenimento di uniforme, armi e della bandiera nazionale italiana (ancorché emendata dall’araldica savoiarda, ad opera di un valoroso Gamma, come già raccontato nell’apposito capitolo).  E tutto questo prima che venisse creato l’embrione istituzionale di quella che poi sarà la Repubblica Sociale Italiana e la costituzione delle relative forze armate.

Alla luce dei noti accadimenti e dei grandi successi di guerra ottenuti in Mediterraneo dalla Flottiglia, la cui risonanza si può ritenere, senza tema di smentita, di carattere mondiale, molti giovani, molti soldati sbandati e veri patrioti riconobbero nella reparto del Comandante un chiaro riferimento etico, morale e sociale che, tra l’altro avrebbe consentito la continuazione della difesa della Patria dall’invasione alleata al fianco e soprattutto su un piano paritetico, dell’alleato germanico. E quindi, rapidamente, iniziarono ad affluire presso il Comando Decima un gran numero di bravi volontari pronti alla difesa di questa Nazione dilaniata da più parti.   Purtroppo, però, la componente navale della Marina e degli assaltatori del mare, specie in termini di mezzi, era ridotta a poche unità.   Il Comando avviò subito un piano di produzione militare ordinando alle industrie superstiti del nord congrui ordinativi di SSB (il miglioramento del Maiale, ovvero il Siluro San Bartolomeo) e di MAS e MTM (cioè siluranti e barchini esplosivi), ma le condizioni di approvvigionamento delle materie prime e la capacità produttiva di questi opifici erano grandemente condizionate dai bombardamenti alleati che imperversavano su tutti i territori del nord e quindi l’acquisizione di questi materiali e sistemi d’arma fu lenta e, a volte, frammentaria al limite dell’inconsistenza.

Ecco quindi nascere la necessità di incanalare tutte queste risorse verso una dimensione più terrena, tralasciando in parte la sezione navale -di superficie e subacquea- a pochi elementi che, tra l’altro, richiedevano gravose selezioni di personale e lunghi cicli addestrativi.   Assicurata una certa fornitura di armi leggere dalla Beretta, dalla Breda e altre realtà d’armamenti fu, si direbbe naturale, inquadrare questa massa di persone che giunse anche a contare più di 20.000 uomini (come testimonia anche il Comandante Borghese nel suo diario) in un assetto dedicato alle azioni sul campo prevalentemente terrestre.  Si impostarono quindi le strutture organizzative a livello di battaglione dato che quest’ultime risultavano anche sul piano dell’impiego tattico più flessibili e reattive.  Con l’aumento del flusso dei volontari ci si predispose anche all’implementazione di grandi unità -sul piano divisionale- che però, come prevedibile, richiesero tempistiche molto più impegnative e che vennero superate dagli accadimenti e dagli eventi che portarono poi al cessate il fuoco, al termine delle ostilità sul natio suolo e alla smobilitazione della Decima Flottiglia MAS.

Di seguito si traccerà, quindi, come già fatto per i “reparti navali”, un resoconto ordinativo ed organico della “Decima Terrestre” che, operando dal 1944, seppe emergere sul campo dell’onore nella difesa della Patria dalle forze alleate e dalle infami bande terroristiche slave che tanto ebbero a far patire le popolazioni di confine della Venezia Giulia.  Tutti ebbero a dimostrare quanto l’amor di Patria poté a fronte di condizioni d’impiego e sul piano tecnico particolarmente gravose e, quindi, penalizzanti.

 

BTG. “BARBARIGO”

BTG. “FRECCIA”

BTG. “FULMINE”

BTG. “LUPO”

BTG. “VALANGA”

BTG. NUOTATORI PARACADUTISTI

BREVETTATI ASSALTATORI

G.A. “COLLEONI”

G.A. “DA GIUSSANO”

G.A. “SAN GIORGIO”

SERVIZIO AUSILIARIO FEMMINILE

 


 

CONTENUTI A CURA DEL GENERALE RICCARDO DONATI

 


 

Di seguito le decorazioni della Decima Mas nel periodo 1943 – 1945 suddivise per reparti con l’immagine delle rispettive medaglie.

 

MEDAGLIA D’ORO AL VALORE MILITARE

 

MEDAGLIA D’ARGENTOO AL VALORE MILITARE

 

MEDAGLIA DI BRONZO AL VALORE MILITARE

 

CROCE AL VALOR MILITARE

 


 

CONTENUTI A CURA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO POGLIANI

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